Ricordo diversi compaesani girare completamente fatti, con lo sguardo assente. Ricordo che nei boschi non ci potevo più andare perchè c'erano le siringhe e mio padre non si fidava, temeva mi pungessi per errore raccogliendo castagne. Ricordo siringhe pure sui marciapiedi.
Niente più parco Amati, anche se pieno di uccellini, perchè di siringhe ne avevano trovate anche lì e mia nonna aveva paura per me.
E ancora, ricordo le scuole medie. Una gita di classe. I professori che ci dicono: "Mezz'ora libera prima dell'arrivo del bus" e noi a zonzo per i giardini pubblici di Porta Venezia. Camminare con le amiche e scorgere, ad un certo punto, nell'incavo creato da un gruppo di rocce, una quantità imprecisata di siringhe. Tantissime. Ansia. Allontanarci in fretta da lì.
Ad oggi non capisco quanto il problema della droga, così dilagante, ingestibile e alla luce del sole, fosse legato al posto da cui vengo o quanto non fosse invece diffuso in tutta Italia. So però che qualche giorno fa ho incrociato un vecchio compagno di classe. Era il primo della classe. Ma non il primo della classe con difficoltà sociali che pensa solo allo studio. Era un primo della classe integrato.
Aveva lo sguardo spento, assonnatissimo. Faticava a tenere gli occhi aperti. Erano le dieci e mezza di mattina e non penso la sua fosse stanchezza. Non penso nemmeno che si fosse sfondato di canne come un cavallo. Ci sono rimasta male. Non avrei dovuto stupirmi, eppure l'ho fatto. Non avrei dovuto stupirmi perchè un paese che dieci anni fa è riuscito a finire sul giornale provinciale per via della coca che girava alle scuole medie e in cui il modello standard di divertimento per adolescenti e scovare il prossimo rave party a cui partecipare, a cosa vuoi che porti chi ci rimane ed è integrato?
Uscendo da questo incontro casuale non ho potuto fare a meno di chiedermi i genitori, in tutto questo, che pensassero. Se si fossero accorti di avere uno zombie che girava per casa (mai, mai, mai sottovalutare la negazione della persona di fronte a ciò che provoca dolore. Mai).
Tornando al discorso principale, il problema doveva essere avvertito un po' in tutta la nazione, e forse anche più in là, visto che hanno pensato bene di farci un cartone animato per educare noi bambini che la droga fosse il male incarnato e che andasse evitato come la peste.
Il cartone in questione era particolare poichè vedeva la conpresenza di diversi personaggi molto amati dai bambini e assolutamente non collegati fra loro (i puffi, Alvin, Winnie ecc.), impegnati a salvare un ragazzino che ha preso una brutta strada.
Venne trasmesso negli anni 90, preceduto da un discorso tenuto da Andreotti. Io, in tutta onestà, ricordavo Scalfaro. Ma ero molto piccola e la mia memoria deve aver vacillato, perchè ho su vhs proprio la registrazione completa (evidentemente i miei ci tenevano a prevenire il più possibile la mia tossicodipendenza... ) che ha dimostrato in modo inequivocabile l'identità del politico.
Andreotti apriva sostenendo che nel nostro paese c'era un grande problema: la droga.
Me lo ha raccontato B., che per sbaglio ha guardato la cassetta l'altro giorno. Ha aggiunto - non gli si può certo dare torto - che sentir dire una frase simile ad una persona additata da molti come mafioso (devo spenderci veramente parole o possiamo glissare?) gli ha ricordato in modo inquietante qualcosa di già visto. Oltretutto Johnny Stecchino è uscito l'anno dopo. Chissà che Benigni non si sia lasciato ispirare....