Visualizzazione post con etichetta Considerazioni. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Considerazioni. Mostra tutti i post

martedì 31 maggio 2016

Cambi di rotta inaspettati...

Latito da questo blog. Latito in verità dal giorno della sua nascita. Questo è il blog dei "farò, pubblicherò, lo vorrei così" mai mantenuti. Nasce pochi istanti prima di un cambio di binario, con l'idea di farne tante cose e senza sapere che la direzione del treno sarebbe stata quella della strada ad alta velocità. Tanto da non lasciare spazio ad altro che non fosse lavoro e studio. Studio e lavoro. Lavoro e lavoro. Evitavo anche di venirci perchè lo pativo. Sbattuta di fronte a tutte quelle velleità, io ci affogavo. Per questo le risposte ai commenti tardavano, spesso nemmeno arrivavano. Il mio blog si aggiornava periodicamente da solo, grazie a citazioni e foto programmate con semestri di anticipo... ma mai che riuscissi a portare questa collezione di immagini e parole vicino alla mia vita reale...

Anni fa mi intrattenevo spesso con un tizio fantastico. Era una di quelle persone che sa tutto, che ha studiato tutto e che ama filosofeggiare senza pretendere di avere la verità in tasca. Discorsi che spaziavano da Saviano a Educazione siberiana a Marchesi e la sua entusiasmologia alla percezione della figura femminile nella nostra cultura, per farvi capire. Quella volta in particolare si parlava di un mio amico in crisi nera perchè, pianista con grandi sogni, aveva perso tre dita in un incidente evitabile. Ragazzi miei, che dramma. Io faticavo a parlarci, perchè la mia tendenza a trovare il positivo e il senso in tutto la vedevo fuori luogo in quel momento, di fronte a quel dolore tanto grande... ci sono situazioni in cui ci si trova davvero a camminare sui gusci delle uova e il rischio di banalizzare le emozioni dell'altro è veramente dietro l'angolo.
Mi sorprese, quel tizio lì, perchè se ne saltò fuori con un discorso che ricordava molto alcune mie convinzioni discutibili e che tirava fuori il destino. Mentre parlava, io pensavo ad Hillman. Concluse, in maniera scherzosa, facendo un esempio terra terra ma che chiariva molto il suo pensiero.

Vedi, è come quando un bambino cerca di mettere le dita nella presa della corrente e tu gli dici che non può farlo. Glielo dici una, glielo dici due, alla terza alzi la voce... alla quarta gli tiri uno schiaffone e vedi che lì finalmente la capisce.

Destini maneschi.
Il mio amico, comunque, ora canta.
Ma tutto questo per dire (sì, è volutamente un post vagante e senza una vera meta, fatevene una ragione) che a volte nella vita di tutti noi capitano cose e il ventaglio di scelte va dal lanciare una Madonna, all'accusare la sfiga persecutrice, al tirare avanti, allo sforzarsi di trovarci un senso.
A me il destino manesco, come teoria di vita, piace. Mi fa sentire meno in balia del caso. Dà alla vita una cornice di senso che è alla base di un briciolo di benessere psicologico. Il minimo sindacale per tirare fino agli ottanta.
E quindi niente, tornando alla sottoscritta, visto che non l'ho capita alla terza, lo schiaffone (più da avvertimento che reale) è arrivato e mi sono trovata di fronte ad un cambio di rotta non deciso da me e assolutamente non preventivato (no gravidanza).
Non solo il mio tempo libero imposto aumenterà in maniera drastica, ma oggi dopo aver finito un percorso di lavoro mi sono ritrovata sul divano a guardare l'ora e pensare: "Merda... e ora nei prossimi giorni io che faccio??".
Picco d'ansia.
Pensavo che i miei compiti a casa si limitassero al lavoro sul concetto di coesistenza (ma di questa cosa delirante parlerò forse in un altro momento), invece pare proprio che io sia obbligata a passare del tempo con me stessa. Causa di forza maggiore. L'occasione inaspettata per lavorare su alcuni punti:


  1. Comprendere quanto il benessere legato al movimento sia in realtà illusorio e quanto il bisogno di movimento sia, a conti fatti, una fuga dall'Inaffrontabile.
  2. Stare sola con me stessa e cercare di interiorizzare veramente quanto il mio valore non dipenda da ciò che faccio, nè da quanto faccio, nè da come lo faccio, nè dalle interazioni sociali che ho, dal loro numero, da sorrisi e gentilezze. Giungere veramente alla conclusione che il mio valore è una cosa che fa parte di me a prescindere dal contesto in cui mi trovo e dalle opinioni degli altri.
  3. Godere della solitudine. Anche se fa paura. Vista l'età e la convivenza, è lecito il pensiero: "Chissà quando mi ricapiterà".
  4. Leggere un buon libro. Magari sorseggiando un buon tè a colazione. Amarsi appena alzati è il modo migliore di iniziare la giornata. Se non hai niente da fare, poi, sai quanto tempo libero per amarsi e sorseggiare la colazione?
Aspetti buttati giù un po' così. Mi domandavo... chissà Alla ricerca del tempo perduto, com'è... Mi piace l'idea di dover aspettare un mese prima che inizi il nuovo lavoro e leggiucchiare oziosamente un libro con un titolo così. Ne ho "perso", di tempo per me, negli ultimi anni...

sabato 30 gennaio 2016

Sono le nove di un tranquillo sabato mattina quando contatti un membro del gruppo di lettura di Murakami di cui fai parte per chiedergli maggiori informazioni sul Manuale di Nonna Papera.
I grandi argomenti di conversazione del sabato mattina.
Sabato prossimo: valutazione critica della figura di Peppa Pig e delle possibili influenze future sulle generazioni che ne hanno visionato gli episodi in tenera età. Corpo da maiale ma cuore di bimba: l'apparenza è davvero così importante?

E comunque...
in ristampa c'è finito anche il primo manuale delle GM. C'è un (bel) pezzo della mia infanzia, lì dentro.

lunedì 19 ottobre 2015

Corsi in miracoli...

Ovvero tutto ciò che mi circonda non ha alcun senso.

Qualche anno fa un mio caro amico con una spiccata curiosità verso il mondo mi parlò di un libro che, ad oggi, aspetta ancora fra i miei scaffali. Il libro in questione si chiama A course in Miracles ed ha una storia ben strana. Parte tutto da una psicologa che, di punto in bianco, comincia a sentire una voce insistente ripetere, nella sua testa: This is a course in miracles, please take notes. Passano quasi sette anni prima che lei si decida a trascrivere ciò che la voce interiore le dice.
A detta del mio amico, il corso opera un decondizionamento e la sua lettura non è impresa semplice, perchè arrivati ad un certo punto si creano delle resistenze talmente forti da causare, spesso e volentieri, un'interruzione.
A course in Miracles. Chissà se un giorno ti leggerò veramente, o se rimarrai lì a prendere polvere fino a quando non verrai rivenduto o regalato...
Quando l'ho avuto fra le mani, in verità, una sbirciatina al libro l'ho data. È diviso in lezioni che devono essere portate avanti anche per diversi giorni (la fretta è nemica dei cambiamenti reali così come delle cose ben fatte).
La prima lezione - se non ricordo male - consisteva nel prendersi del tempo, osservare la realtà intorno a sè e ripetersi che non aveva alcun senso. Non ha senso questa stanza in cui sono. Non ha senso lo schermo che sto osservando ora. Non ha senso scrivere parole su uno schermo. Non ha senso l'apparecchio elettronico alla mia sinistra, che uso per comunicare col resto del mondo. Non ha senso nemmeno comunicare col resto del mondo. Ecc.
Mi è rimasta impressa, questa cosa del nonsenso. L'ho sempre trovata molto vera. La costruzione di significati passa dalla nostra esperienza della realtà, dal nostro rapporto con gli altri, dalla comunità sociale in cui siamo inseriti. Dal nonsenso proveniamo e nel nonsenso continuiamo a esistere, solo che non riusciamo più a rendercene conto. Siamo intossicati di significati che crediamo assoluti ma sono puramente arbitrari.
Ci sono giornate, come questa, in cui la realtà mi pare tanto densa di nonsenso da poterlo toccare. Giornate di full immersion nell'autismo in cui poi, scontrandomi con la vita degli altri, la vedo solo stonata e priva di senso... A volte mi sento spaccata fra due mondi così diversi e inconciliabili, sento che la mia realtà non è quella di tutti gli altri. I miei bambini sono sempre con me. Anche quando non ci sono. Sono con me quando guardo i miei coetanei, a 30 anni suonati, passare il sabato sera a fare foto con smorfie per caricarle su Facebook trovandola una cosa estremamente divertente. Sono con me quando il mio migliore amico mi parla di quanto scopa. Sono con me quando esco con un gruppo di conoscenti e l'unico argomento della serata è che cesso stratosferico sia la fidanzata dell'amico X. Sono così tanto con me che la conseguenza diretta è stato un mio progressivo allontanamento da quella parte di mondo così priva di senso e una mia presenza sempre più forte in un mondo popolato da piccoli principi silenziosi, fatine coraggiose che hanno perso la lingua, madri carroarmato e fili di ragnatela a fare da speranza: tanto esili quanto forti e resistenti. Nonostante tutto. Nonostante la realtà del resto del mondo remi contro. Nonostante l'evidenza dei fatti. Speranze a cui aggrapparsi con tutte le proprie forze.
Uno dei compiti più difficili, per un adolescente che si affaccia nel mondo degli adulti, è trovare il proprio posto. Quello che nessuno dice, agli adolescenti, è che una volta diventati adulti - quando lo si diventa, of course - si può anche scoprire che il proprio posto non è nel mondo che avevano sbirciato, ma in un mondo totalmente diverso, carico di significati diversi. Tanto da rendere assolutamente privo di senso e attrattive quell'altro, di mondo.

E ora possiamo passare alla seconda lezione.

sabato 1 agosto 2015

Facciamo un po' di terrorismo, va.

Ho un difetto orribile: sono una salutista.
Non sono una salutista spaccamaroni. Non impongo agli altri diete bizzarre, nè mi permetto durante i pasti di rinfacciare i rischi che determinate scelte portano con loro. Credo anzi che alcune rigidità (leggere: fondamentalismi alimentari) causino spesso più danni che altro, che la giusta via per la salute stia nel mezzo.
Una delle conseguenze maggiori di questo mio salutismo - che sconfina ampiamente nello sperimentalismo alimentare - è la comparsa dei cibi più vari e inusuali nel mio piatto.
Un'altra conseguenza, molto più impattante, è la convinzione bislacca che le cose fatte in casa siano più sane e che quindi la MIA sopravvivenza sia strettamente connessa al maggior evitamento possibile di cibi industriali.
Parlo di convinzione bislacca perchè, come la Parodi insegna*, spesso dobbiamo scendere a patti con la realtà. A tutti piacerebbe farci la pastasfoglia in casa, ma se il tempo manca dobbiamo comprare quella già fatta della Buitoni.
Lo scorso anno una cara amica mi ha regalato dei formaghiaccioli. Ti fai gli hamburger in casa, semifreddi, zuccotti e torte mimose, e non vuoi lanciarti nel mondo dei ghiaccioli? Soprattutto contando che sto con una persona che per un ghiacciolo farebbe carte false (felice lui).
Insomma, quest'anno ghiaccioli.
Ne parlavo con alcune amiche giusto oggi. Di quanto mi pareva assurda questa cosa dei ghiaccioli. In un ghiacciolo alla  menta che ci sarà mai di male? Così, per non saper nè leggere nè scrivere, nel ghiacciolo alla menta secondo voi che ci mettono? Ci sarà acqua, zucchero, sciroppo di menta, colorante per farlo venire verdissimo... poi qualcosa per la consistenza. Ok non sarà acqua e frutta, ma al mondo c'è anche di peggio.
In ogni caso, per scrupolo, sono andata a cercarmi gli ingredienti e sono finita sulla pagina del Liuk. Avete presente quel ghiacciolino goloso al limone con la liquirizia che fa da bastoncino? Ecco...


Totale ingredienti: 17 (porta pure sfiga). 17 ingredienti per un ghiacciolo al limone.
Quindi ghiaccioli fatti in casa?

Piccolo appunto finale: negli ultimi anni si sta diffondendo una sorta di glutinefobia. In aggiunta alla già nota celiachia, che da malattia rara sta raggiungendo numeri inquietanti di persone diagnosticate, si parla sempre più spesso di sensibilità al glutine (gluten sensivity), in cui la persona ha tutta una costellazione di sintomi riconducibili ad un'infiammazione causata dal glutine. La glutinefobia di cui parlo io riguarda tutte le persone che pur non avendo alcuna diagnosi si autodiagnosticano la sensibilità al glutine sostenendo di stare benissimo dopo averlo tolto e, soprattutto, in tutti coloro che tolgono il glutine senza alcuna necessità perchè "fa male". Lo abbiamo consumato per centinaia di anni ma oggi abbiamo scoperto che a quanto pare è veleno. Non ce ne eravamo accorti prima.
La mia domanda, provocatoria, è cosa possiamo aspettarci di diverso quando in ogni alimento che consumiamo è presente farina di grano (e quindi glutine), anche nello spezzatino di carne al sugo delle mense scolastiche (eh si, come fanno a dare quella consistenza densa al sugo, altrimenti?). Ogni persona si ingozza di glutine da quando apre gli occhi a quando va a letto e nemmeno se ne rende conto. Mi domando quanto lo stato di benessere provato da un malato immaginario non sia in realtà legato ad una disintossicazione da un alimento consumato in quantità smodata. La cosa, ai miei occhi, pare assurda quanto vedere gente che mangia da mattina a sera banane. Dopo 20 anni smette e sostiene di stare finalmente bene e di non poterne più consumare perchè aveva la Banana sensivity. Non voglio sottostimare il problema di chi ha realmente una gluten sensivity, ma un briciolo di misura nella vita a volte serve.


*Avrei voluto linkarvi un video in cui la Parodi e Cracco avevano un confronto e Cracco trattava la Parodi con schifo malcelato perchè spesso nelle sue ricette si trovano ingredienti pronti, come la famosa pastasfoglia. Un vero cuoco fa tutto lui. Se sei una mezzasega che si compra la sfoglia fatta, con che diritto ti definisci cuoca?
Il video stranamente è sparito. Mesi fa, inoltre, Cracco si è lanciato in un progetto da vero Chef. Oh, le coincidenze della vita.


Carlo, nun te lo volevo di', ma se io mandassi il Peloso in pausa pranzo con delle robe così le sue colleghe altro che pigliarmi per il culo perchè non so cucinare. Carloooo........ patatine e uova, porca boia!

lunedì 15 giugno 2015

Reflections - TOM HUSSEY

Una delle cose più ansiogene del passaggio all'età adulta è stata la percezione del progressivo appiattimento delle differenze tra me e gli altri. Questo appiattimento ha portato a delle conseguenze interessanti, mi ha permesso di instaurare rapporti quasi paritari con persone che anni prima mi parevano distanti e irraggiungibili, ha fatto sì che finissi a pianificare la mia vita con una persona che stava già in università quando io ero solo un brutto rospetto che faticava a ricordare che alle medie si chiamano "prof." e ci si alza in piedi quando entrano in classe... allo stesso tempo, però, la percezione della mia vita come percorso lineare ha subito una mutazione, si è trasformato in un magma in cui il qui e ora, il passato e il futuro coesistono. Questa è la parte "ansiogena". La percezione del mio futuro, della mia vecchiaia, come se fosse qualcosa di già presente ora, di naturale nella mia vita. Che la mia giovinezza coincide con la giovinezza di mia nonna. Ci siamo mancate per un istante. Che la mia infanzia coincide con l'infanzia della mia bisnonna: la prima volta che abbiamo soffiato su un soffione e ci siamo sorprese della conseguenza, quando abbiamo pianto perchè siamo state sgridate per un errore commesso, io ero lei e lei era me. La mia vecchiaia. La vecchiaia dei miei nipoti. Non esistono reali barriere. Esiste solo il tempo. Ma la percezione del tempo come qualcosa di lineare è illusorio. Parlare di ansia è eccessivo. Quello che ho avvertito, in verità, è stata una lieve inquietudine. Una presa di coscienza accompagnata da sorpresa e una lieve inquietudine.
Oggi ho trovato per caso delle foto che mi hanno riportato alla mente queste sensazioni. Fanno parte di una serie di Tom Hussey, Reflections.
Ve ne consiglio caldamente la visione e mi limito a postarne alcune.





 

giovedì 11 giugno 2015

Animalisti invasati

Ho sempre trovato disturbanti gli invasati, di qualsiasi tipo. Anni fa, passeggiando per le vie di Milano, mi sono imbattuta in una manifestazione di animalisti e sono stata urtata tantissimo dalle loro trovate. Disturbata tanto quanto disturbano i fissati di politica. Quelli che si considerano dei veri comunisti, dei veri fascisti, ma sono solo degli indottrinati buoni ad aprir bocca per dar aria a fesserie che non sanno nemmeno argomentare. Ecco, io sono stata sempre molto sensibile ai diritti degli animali, ma quella volta lì ho pensato solo che dovevano andare a cagare. Che non era modo. Che non puoi prendere così di petto un argomento tanto delicato, arrivare con la tua verità in tasca spacciandola per la Verità, nemmeno fossi un Testimone di Geova, e pretendere che tutti gli altri cambino la loro vita altrimenti sono solo stronzi che meritano di morire nel peggiore dei modi. Questo è un atteggiamento che odio, soprattutto quando mi tocca da vicino perchè l'invasato in questione condivide (ahimè) un mio orientamento, sia esso politico, sociale o sulla vita in generale. Mi disturba.
Tempo fa una ragazza cercava una nuova casa per il suo cane perchè si trasferiva. Una tizia gli ha fatto una megascenata con tanto di accuse, attaccadosi al fatto che un cane non è un giocattolo, che doveva pensarci prima ecc. ecc. L'ho odiata. Sebbene condividessi il suo pensiero, l'ho odiata perchè non ti puoi permettere di giudicare una che nemmeno conosci senza sapere le sue ragioni. Non ti puoi permettere di ficcare le persone dentro ad uno stereotipo e trattarle di conseguenza senza sapere nulla di loro...
Eppure... eppure dietro a tutti questi atteggiamenti odiosi, rigidi e molesti, spesso ci vedo tutta la rabbia e la frustrazione di chi non prende la vita con  leggerezza. Di chi per natura due domande se le fa. E se alcune domane magari nemmeno vengono (vi siete mai chiesti perchè i vegani non mangiano le uova? La reale ragione per cui non le mangiano?) per altre la cecità, la mancanza di empatia alla base è straziante. Licia Colò ci ha smaronato all'inverosimile con le sue cavolo di fochette bianche prese a randellate sulla testa per stordirle e scuoiarle vive, non ci credo che alcuni non sappiano COME si fa ad avere una pelliccia. Ecco, io non mi capacito del fatto che una persona, a 30 anni, si metta addosso una pelliccia "perchè è bella". Non dico che debba farsi due domande sulle condizioni di vita di quelle povere bestie, mi rendo conto che questo pare essere già un quesito troppo complesso per alcuni, ma su come quella roba che prima stava appiccicata all'animale ora non ci stia più e una banalissima inferenza:

Foca randellata scuoiata ---> Cane/ Visone/ Coniglio???

mi pare veramente il minimo sindacabile per un essere vivente che sostiene di essere intelligente ed evoluto.
Che problemi deve avere una persona convinta di essere il centro del mondo, convinta che tutto le sia dovuto, convinta che le sofferenze di terzi siano un giusto prezzo da pagare per un vezzo estetico? Parlo di 30 anni, ma in realtà questo è un fenomeno molto trasversale. Parlo di 30 anni perchè so il martellamento che gli animalisti ci hanno fatto e mi aspetto una flessibilità mentale, un'empatia nei confronti del mondo che spesso rimane lì, confinata nelle mie aspettative e totalmente assente nella realtà. E come fai a non essere frustrata? Come fai a non sentire la rabbia che ti monta dentro? Ecco, io oggi la riesco a vedere, tutta quella rabbia, quella frustrazione degli animalisti invasati. Riesco a vedere quella cosa che ti monta dentro quando ti scontri con persone totalmente egoiste, egocentriche, venute al mondo solo a sprecar spazio, risorse e ossigeno e senza nemmeno la decenza di farlo con parsimonia. Perchè sotto sotto nessuno pretende che il mondo diventi dall'oggi al domani vegano, ma la sensibilità nei confronti del creato, magari, quella sì. L'apice dell'evoluzione. L'animale più intelligente. Ma vaffanculo, va.


venerdì 29 maggio 2015

Come medico a volte non sai, quando vedi una famiglia soffrire tanto, se sia giusto piangere.
Oggi che ho più esperienza, e mi sono trovato spesso in quella situazione, so, da professionista, che è giusto piangere. Mostrare agli altri quel lato di te e fargli capire che sei un essere umano. Li aiuta a sentire che ci sei e che sei lì per prenderti cura di loro.

- Thomas Hooven



giovedì 28 maggio 2015

Visto che Fabio Volo è pure scrittore, Emanuele Filiberto di Savoia è pure cantante e Stefano Bettarini e pure inviato speciale, io da oggi sono pure ingegnere navale.


(spiando sulla mia baceca feisbuk di cinque anni fa...)

martedì 7 aprile 2015

Sesso, Amore e Disabilità

Qualche sera fa ho avuto la fortuna di vedere un documentario che mi ha passato un amico e che a breve verrà acquistato per entrare a far parte della mia videoteca. Il documentario in questione è Sesso, Amore e Disabilità e ci siamo arrivati partendo da tutta una serie di riflessioni (o seghe mentali, a seconda del punto di vista) sulla figura dell'assistente sessuale, sulla differenza palese ma allo stesso tempo non così palese tra assistente sessuale e prostituta, su Max Ulivieri e il suo lavoro di sensibilizzazione e non solo.


Sottotitolo: viaggio in Italia e nelle persone. Più che "nelle persone", per me è stato un viaggio "nella persona". Un viaggio dentro me, dentro le mie convinzioni ed i miei pregiudizi. Il documentario è una raccolta di interviste a persone con disabilità di vario tipo e professionisti. Vengono affrontate in modo non pesante diverse tematiche che toccano solo in parte la sessualità. Si parla della genitorialità, del rifiuto da parte degli altri, della distorsione che porta molti a vedere i disabili come asessuati e di molto altro ancora.
Mi sono fatta tante domande. Ho rivissuto episodi passati, ho riesaminato pensieri e comportamenti cercando di sviscerarne le ragioni più profonde.
Come quella volta in cui sono rimasta basita alla scoperta che la mia compagna di corso non vedente aveva da anni un fidanzato. Reazione che, più che mettere in evidenza un limite suo, ha fatto vedere un limite mio nel legare necessariamente la percezione visiva di qualcosa alla sua reale esistenza (e, di conseguenza, la mancanza del bisogno di qualcosa che non esiste poichè non può essere visto).
L'incontro con il disabile implica necessariamente lo scontro con una realtà che esce da ciò che noi consideriamo la normalità e che, se affrontato con desiderio di capire e crescere, porta ad un ampliamento del nostro concetto di normale, dove una persona non vedente, una persona amputata, spastica o con deformità fisiche non è "anormale", ma portatore di una diversa normalità che può integrarsi alla nostra.
Mi ha toccata tanto l'umanità del documentario. La vicinanza che si riesce a creare con le persone che hanno deciso di metterci la faccia, di parlare della loro vita privata, fin dalla prima intervista.
Il DVD si può ricevere tramite una donazione (importo minimo 10 euro), trovate spiegato con maggior precisione QUI.
Penso sia un'esperienza da fare. Non solo per smussare tutti quei pregiudizi che inconsapevolmente abbiamo maturato negli anni (e che ci stanno, perchè in generale ci aiutano a sopravvivere nel mondo), ma anche, detto egoisticamente, per una crescita nostra come esseri umani.


martedì 31 marzo 2015

Tanta gente cerca disperatamente quello che non è capace di trattenere e di capire, per questo è piena di odio e sta male per tutta la vita.

- N. Lilin, Educazione siberiana.
Survival in progress.
(il work ce lo siamo lasciati alle spalle già da mo')


domenica 29 marzo 2015

Capisci che è arrivato il momento di prendere un cane quando ti ritrovi di notte a guardare video di ragni pelosi salterini trovandoli incredibilmente teneri. Stiamo alla frutta.


domenica 22 marzo 2015

domenica 14 settembre 2014